Nozioni e curiosità sul caffè

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Nozioni e curiosità sul caffè

Nozioni e curiosità sul caffè

Decalogo per la preparazione del caffè al bar

Alla base della preparazione di un caffè espresso ci sono alcune regole che baristi o apprendisti devono seguire.

Innanzi tutto esaminiamo la parola ESPRESSO.
E’ espresso quel caffè che viene fatto appositamente in quel momento, oppure preparato in questo momento per qualcuno in attesa.
MISCELA, MACINATURA, MACCHINA PER CAFFE’ ESPRESSO, MANO O MENTE DELL’OPERATORE.

Queste sono le basi per un buon caffè che andiamo ad esaminare.

  • MISCELA
    Gli scopi della miscelazione sono essenzialmente due:

    Il primo, puramente commerciale, è quello di adeguare ad una scala di prezzi una gamma di sapori che variano da cliente a cliente e da regione a regione.

    Il secondo, è puramente tecnico, migliorare la qualita’ del prodotto e mantenerne la costanza nel tempo.

    Per ottenere una miscela valida, occorre saper mescolare il gusto, l’aroma ed il corpo dei vari caffè. Ne deriverà un prodotto con un determinato sapore, aroma e corposità che potrà essere riprodotto costantemente nel tempo.

    Di norma, più è complessa la miscela, (di solito da 5 ad 8 componenti) più è facile mantenerla costante nel tempo, specialmente nell’avvicendarsi dei raccolti, quando alcuni componenti invecchiando perdono parte delle loro caratteristiche peculiari, mentre l’innesto di caffè di nuovo raccolto con caratteristiche più spiccate viene meglio assorbito dagli altri caffè più stagionati senza che sia alterata l’armonia della miscela.

  • MACINATURA
    Questa operazione è fondamentale per l’ottenimento di una bevanda ottimale: una macinatura sbagliata, può infatti surriscaldare la miscela sino a trasformare un ottimo prodotto in polvere bruciata. Se un caffè è macinato troppo grosso, diventa meno solubile, pertanto l’acqua scorre via senza estrarne tutto l’aroma e sapore; se troppo fine, da origine ad un infuso eccessivamente forte, a volte con sapore di bruciato.
    Il macinino va pertanto regolato in modo che una dose normale, per un espresso normale, venga estratta in un tempo compreso tra i 25 ed i 30 secondi. Se il tempo supera i 30 secondi (caffè sovraestratto) dobbiamo allentare la macinatura, se si impiegano meno di 20 secondi (caffè sottoestratto) occorre stringere la macinatura per rallentare il flusso dell’acqua che passa attraverso il caffè. Attenzione però, sia la campana che il dosatore del macinino, devono essere periodicamente puliti. Incrostazioni di caffè sulle pale del dosatore causano scompensi nelle dosi, residui di grasso/oli sia nella campana che nel dosatore, portano all’irrancidimento del caffè. Il controllo del dosatore va fatto periodicamente, battendo almeno dieci dosi e controllando se la media corrisponde alla dose base. Uno degli errori più comuni è di usare poco macinato, col pericolo di ottenere un caffè sovraestratto (dose consigliata minima: gr.7). Un consiglio, è quello di mantenere nel dosatore un minimo quantitativo di polvere (il necessario per mezz’ora di lavoro) in modo da avere sempre del macinato fresco, evitando di perdere parte degli aromi.
    Attenzione all’usura delle macine:

    Per i macinini con macine piatte, dovrebbero essere sostituite dopo la macinazione di circa kg.400 di caffè. Per i macinini con macine coniche dopo la macinazione di circa kg.1200 di caffè.

  • MACCHINE PER CAFFE’ ESPRESSO

    • TEMPERATURA DELL’ACQUA PER L’INFUSIONE
      La temperatura dell’acqua per l’infusione deve essere tra gli 85°C ed i 92°C.
    • PRESSIONE IN CALDAIA
      Al fine di ottenere la temperatura sopra indicata, la pressione in caldaia deve essere:
      macchine a leva: da 1,2 a 1,4 bars
      macchine idrauliche o ad erogazione continua: da 1,0 a 1,2 bars
    • PRESSIONE ALLA POMPA CENTRIFUGA
      Il valore normale della pressione deve essere di 9 atmosfere.
    • DOSE DI CAFFE’ MACINATO
      La dose del macinato deve essere minimo 6-7 grammi.
    • PRESSATURA DEL MACINATO
      Una corretta pressione del macinato nel filtro deve corrispondere a 20-25 kg.
    • TEMPO DI INFUSIONE
      Per raggiungere 25/35 ml di liquido il tempo di infusione deve essere tra 25 e 35 secondi.
    • TEMPERATURA NELLA TAZZINA
      La temperatura del caffè nella tazzina immediatamente dopo l’infusione deve essere attorno ai 65°C.
    • PRE -TRATTAMENTO DELL’ACQUA
      Un elemento vitale per la durata del macchinario e per una corretta preparazione del caffè espresso è sicuramente la qualità dell’acqua. Se si utilizza l’acqua dell’acquedotto cittadino, è necessario trattare l’acqua prima dell’uso, attivando filtri al carbone. Per quanto riguarda la durezza dell’acqua questa viene parzialmente eliminata con l’addolcitore a resine.

  • MANO O MENTE DELL’OPERATORE
    E’ importante sottolineare che quanto sin qui elencato richiama l’attenzione dell’operatore, il quale deve prestare attenzione a tutte le fasi di preparazione.

    • MANUTENZIONE FILTRI
      Attenzione che i fori dei filtri non si siano allargati troppo e che il bordo non risulti danneggiato dal continuo sbattere contro i bordi del cassetto.
    • PORTA FILTRI
      E’ importante controllare i beccucci e rimuovere da essi eventuali residui di caffè secco o altre incrostazioni. Il fondo del porta filtro deve essere regolarmente ripulito ed eventuali incrostazioni rimosse.
    • DOCCETTE
      Importante ricordare che alcuni tipi di macchine espresso hanno una doppia boccetta che deve essere pulita e sostituita quando necessario.
    • GUARNIZIONI
      Le guarnizioni di gomma devono essere cambiate abbastanza frequentemente al fine di evitare tracimazione di solidi nella tazzina.
    • ADDOLCITORE DELL’ACQUA
      Le resine devono essere periodicamente rigenerate dissolvendo nell’addolcitore kg.1 di comune sale grosso per ogni 1500 tazze erogate, che corrispondono a circa kg.10 di tostato in grani.
    • FILTRO CIECO
      Le macchine ad erogazione continua devono venire spesso lavate con il filtro cieco: si inserisce il disco di gomma nel filtro, si aggancia bene il porta filtro e si fa funzionare la macchina.

Cos'è la tostatura?

Il caffè che si acquista nei negozi è nero in conseguenza della tostatura in speciali forni a tamburo ad alta temperatura.
In questi tamburi i chicchi di caffè sono in rotazione continua e il procedimento si svolge a temperature altissime.
Il processo di tostatura deve avvenire velocemente, e lo stesso vale per il raffreddamento del caffè già tostato.
Durante questa lavorazione i chicchi di caffè, originariamente di diverse sfumature di colore verde, assumono una colorazione bruna con varianti ben note agli acquirenti.
La temperatura non influisce solo sul colore, ma sprigiona anche l’odore caratteristico del caffè, mentre gli oli rilasciati durante il processo di tostatura conferiscono brillantezza ai chicchi.
È opportuno sapere che una tostatura eccessiva riduce sia l’acidità che l’aroma, come pure che il caffè appena tostato ha un sapore migliore di quello immagazzinato a lungo, perché gli oli evaporano con il tempo, facendo perdere consistenza all’aroma e al sapore.
È anche possibile tostare il caffè in casa, ma sono necessari molta prudenza e un costante controllo.

La macinatura
La prima regola per l’acquisto del caffè è quella di acquistarlo in piccole quantità.
Anche se contenuto in pacchetti sottovuoto, quando questi vengono aperti bisogna consumare il caffè in breve tempo.
Il caffè offre il massimo subito dopo la macinatura, perché rilascia al meglio l’aroma e i sapori.
Quando entra a contatto con l’aria, le sue caratteristiche migliori iniziano a deteriorarsi. È interessante rilevare che il caffè macinato fine perde l’aroma più lentamente di quello macinato grosso.
La macinatura dipende dal modo di preparazione: il caffè macinato finissimo è ideale per il caffè alla turca, quello a macinatura fine per l’espresso, quello a macinatura media per i sacchetti filtro, mentre il caffè macinato grosso è adatto alle macchine per il caffè.
CAFFE E SALUTE
  • Caffè sì? Caffè no? Caffè sì.

    Le reazioni che il caffè provoca sull’organismo umano sono molteplici e, salvo abusi, positive.
    Lo dimostrano studi e ricerche che negli ultimi decenni si sono susseguiti sempre con maggiore frequenza, coinvolgendo esperti italiani nel campo della Dietologia, della Nutrizione, della Fisiologia Umana.
    In particolare, è stato dimostrato che il caffè ha effetti terapeutici nello sconfiggere lo stress fisico e mentale caratteristico della nostra epoca.

    Ecco perché, in una società come la nostra, il suo successo non conosce declino.
    Dal punto di vista nutritivo il caffè non è un alimento indispensabile per il nostro organismo. Tuttavia, alcune sostanze in esso contenute provocano effetti benefici in vari organi del nostro corpo.
    Naturalmente, come per ogni alimento, è altamente consigliato non farne abuso e non consumarne una quantità smoderata.

  • Un caffè al giorno non leva lo stress di torno. Però contribuisce.
    Contrariamente a quanto si possa pensare, l’abitudine a consumare caffè quotidianamente non comporta assuefazione, anche dopo lunghi periodi.
    Il caffè, infatti, è una sostanza cosiddetta “nervina”, che agisce, in generale, sui centri nervosi, provocando un senso di benessere generale, spronando a essere maggiormente vigili e attivi sul lavoro fisico, ma anche – e soprattutto – in quello che richiede maggiore prontezza di riflessi.
    Responsabile di questa stimolazione è la caffeina, in combinazione con l’acido caffettaninnico.
    La prima è una sostanza che si trova nel seme e nelle foglie delle piante di caffè, tè, cacao, cola, mate.
    L’acido caffettaninnico, invece, risulta dalla miscela di vari acidi tra cui l’acido clorogenico e l’acido caffeico.

  • Ma è la caffeina la maggiore responsabile degli effetti del caffè.
    Ogni tazzina che beviamo regala al nostro sistema nervoso circa 5 cg. di caffeina e una conseguente azione eccitante, che si protrae da una a due ore, provocando un risveglio delle facoltà mentali, allontanando sonnolenza, noia e stanchezza.
    E non è solo una sensazione.
    Gli effetti positivi della caffeina sull’attività dei centri nervosi superiori è stata sperimentata con la tecnica dei riflessi condizionati: somministrata in dosi terapeutiche si è osservato che aumenta la rapidità dei riflessi condizionati, mentre si riduce il loro periodo di latenza.
    Non solo cervello: un’azione ad ampio spettro.

  • Cuore
    L’azione benefica della caffeina coinvolge anche il cuore.
    Ecco perché nella farmacoterapia essa è usata come cardiotonico. Inoltre, la caffeina potenzia il tono arterioso, senza alterare la pressione, migliorando anche la circolazione delle coronarie.

  • Polmoni
    I polmoni beneficiano dell’azione stimolante della tazzina di caffè perché determina un potenziamento della dilatazione dei bronchi e della ventilazione polmonare, favorendo una migliore respirazione.

  • Muscoli
    Il caffè potenzia la capacità di contrazione muscolare, riduce la stanchezza, migliora il coordinamento dei movimenti e il rendimento sportivo.
    Per questa sua azione tonica sulla muscolatura, è indicato per gli sportivi, perché allevia la stanchezza, specialmente negli sport di lunga durata, quando maggiormente la fatica si impadronisce del fisico e i movimenti tendono a farsi pesanti.

  • Digestione
    Il caffè stimola i nervi vasomotori e dunque facilita la digestione. Ecco perché, oltre che bevanda energetica nel risveglio mattutino, è utile al pranzo e alla cena: agendo sulle pareti dello stomaco, favorisce la secrezione dei succhi gastrici, avvia e migliora il processo digestivo.

  • Fegato, reni e intestino
    Nel fegato il caffè attiva la produzione della bile e la contrazione della cistifellea. Negli intestini coadiuva i movimenti, migliorandone le funzioni.
    Altri effetti positivi si riflettono sulle reni, dove si ottiene la dilatazione delle arterie renali e il conseguente potenziamento della diuresi.

  • Metabolismo
    Una tazza di caffè ha potere anche sulle ghiandole endocrine, stimolando la secrezione delle surrenali. Inoltre stimola la funzione tiroidea e il metabolismo.
    Diete? No problem. Il caffè ha uno scarso valore calorico, quindi può essere liberamente consumato senza nuocere nelle diete ipocaloriche.
La pianta del caffè e i suoi frutti
La pianta del caffè è un arbusto che oggi viene coltivato nella fascia tropicale umida in diversi continenti.
Questa pianta sempreverde che, per la sua collocazione geografica, non conosce l’inverno, cresce fino a un’altezza di quattro metri. I suoi bei fiori bianchi e piccoli appassiscono rapidamente per lasciare posto a piccole bacche rosse chiamate drupe, vagamente simili alle nostre ciliegie.
È uno di quegli arbusti che genera contemporaneamente fiori e frutti, e per questo la raccolta dei frutti avviene diverse volte all’anno. Le drupe devono essere raccolte nel momento di piena maturazione, ma è necessario farlo prima che siano eccessivamente mature, perché altrimenti non possono essere utilizzate per il loro scopo principale. Ciascun albero produce in media al massimo tre chili di frutti e per questo i raccoglitori devono dedicarsi alla stessa pianta diverse volte nel corso dell’anno. La raccolta è piuttosto impegnativa, perché avviene manualmente. I proprietari delle piantagioni devono possedere una buona dose di pazienza, dato che l’albero del caffè diventa fecondo dopo una crescita di quattro anni, rimanendolo per un massimo di 25 anni.

Proprio la fecondità della pianta determina il prezzo del caffè sul mercato.
Nei primi anni le piantagioni producono poco prodotto e non sono redditizie, mentre successivamente si assiste a una iperproduzione che si riflette sul mercato globale. Per questo motivo, le oscillazioni del prezzo del caffè sul mercato, già di per sé notevoli, diventano particolarmente significative. Molti si disperano, e le conseguenze incidono su tutte le persone coinvolte, dai commercianti di caffè ai proprietari di piantagioni e ai loro lavoratori, che in periodi di magra rimangono senza lavoro. Questa fatidica e ciclica insorgenza delle crisi è stata la grande peculiarità degli affari nell’ambito del commercio del caffè nel XIX e in parte del XX secolo.

Ma torniamo alla pianta in sé, quel magico alberello che dona il seme da cui si ricava il caffè così amato in tutto il mondo. In realtà cresce in diverse condizioni climatiche nell’ambito della fascia tropicale. Esistono quasi 60 varietà di piante del caffè coltivate, tra cui ne spiccano tre: Coffea arabica, Coffea liberica e Coffea robusta. Quest’ultima proviene dal Congo africano ed è, come dice il suo stesso nome, più resistente alle differenze climatiche e alle malattie. Anche per questo i suoi frutti producono semi di qualità inferiore, utilizzati soprattutto per le miscele più economiche e per il caffè istantaneo, molto apprezzato in alcune parti del mondo. Una varietà meno diffusa è la Coffea liberica, proveniente dalla Liberia, anch’essa piuttosto resistente, che però produce un raccolto di gran lunga inferiore in termini quantitativi.
La varietà più diffusa ed apprezzata è quindi la Coffea arabica, dalla quale si ottiene la maggiore quota di caffè prodotto a livello mondiale.
Proviene dall’Abissinia, ma è stata rapidamente trasferita nel mondo arabo e viene coltivata sui monti dello Yemen. Dallo stesso lembo di mondo provengono anche le prime fonti scritte di autori europei che descrivono la coltivazione pianificata di questa pianta sempreverde che genera dei frutti così speciali.

I frutti e i loro semi

Ogni frutto dell’albero del caffè contiene due chicchi avvolti in un guscio, ma si conoscono anche varietà con un solo seme. Per la loro lavorazione, i chicchi devono essere estratti dal guscio. Dove l’acqua scarseggia, questo avviene tramite un’essiccazione di circa tre settimane, in modo da favorire un’ulteriore maturazione del prodotto.
In seguito, i chicchi vengono separati manualmente con la concomitante asportazione delle impurità e dei grani difettosi.
A questo punto i chicchi verdi sono pronti per la distribuzione nel mondo.
Esiste inoltre un altro metodo di estrazione dei chicchi dal guscio: quello menzionato sopra avviene a secco ed è caratteristico dei paesi africani e del Brasile, poiché in queste zone l’acqua necessaria spesso scarseggia.
In America Latina viene invece impiegato prevalentemente il metodo umido, considerato migliore e usato soprattutto per le varietà di caffè più pregiate: i chicchi vengono fermentati per trenta ore in vasche colme d’acqua per ottenere un sapore particolare e amabile.

Storia e diffusione del caffè

Caffè, coffee, cafe, kava, kafa… Le decine di modi che si usano per denominare questa bevanda hanno una radice comune: la parola araba qahwa.
Nonostante l’origine della parola sia ignota, il termine qahwa fu usato per il vino prima della conoscenza del caffè.
Nella bibliografia non esiste nessuna traccia per avvalorare la tesi del passaggio del nome dal vino al caffè, ma esistono numerosi indizi con i quali si possono dimostrare le loro simili caratteristiche.
Ambedue rinvigoriscono lo spirito e respingono il desiderio del cibo.
Il caffè, però, ha meno effetti collaterali del vino.
Forse è questo il motivo per il quale sono stati i sacerdoti arabi i primi utenti conosciuti di questo nero liquido ammaliatore: permetteva loro di rimanere svegli durante la preghiera conservando lucida la mente. I primi cenni storici noti e inerenti l’uso del caffè che tra gli arabi cominciò a sostituire il vino, del resto vietato, risalgono al XV secolo.

Due chiacchiere in un Caffè: un’antica abitudine.
  • In principio nell’Impero Ottomano
    Anche i Caffè odierni hanno la propria origine nel mondo arabo. In esso erano molto diffusi i punti d’incontro con musica, divertimento e la possibilità di discutere all’infinito.
    Naturalmente per soli uomini. Più bevevano caffè e più chiassosi e decisi diventavano gli avventori; per questo motivo i Caffè furono considerati inaccettabili per i governanti. Con la scusa delle leggi islamiche vietarono il caffè e chiusero i locali, dove presumibilmente nascevano gli intrighi politici non controllabili e qualche vera cospirazione contro di loro.
    L’impero ottomano era pieno di Caffè anche nella sua parte europea. Dei loro servizi usufruivano gli europei in viaggio verso Costantinopoli o sul Mare Adriatico.
    Per un osservatore obiettivo però rimarrà probabilmente per sempre un mistero il posto, fuori dall’impero ottomano, dove fu aperto il primo Caffè.

  • Il caffè invade l’Europa.
    I ricercatori italiani degli attuali Caffè affermano che il primo locale pubblico di questo tipo in Occidente fu aperto a Venezia. I francesi contendono il primato con un Caffè aperto a Marsiglia, gli inglesi invece vorrebbero cinicamente negare tutto e convincere gli interlocutori che la prima vendita pubblica del caffè avvenne in un pub di Oxford.
    A prescindere dal primato, il caffè ha continuato la propria marcia di notorietà in tutta Europa. Il fenomeno fu accompagnato dall’aumento del numero dei suoi avversari. Si racconta come si sia ripetuta la storia avvenuta nel mondo islamico. Anche i sacerdoti cristiani si opposero a esso facendo notare il suo satanico colore nero e l’influenza esercitata sugli utenti.
    A Londra, a un certo punto, fu redatta addirittura una petizione femminile contro il caffè che doveva essere colpevole della “sterilità degli uomini”; altri invece erano convinti del suo potere terapeutico, se si considera la sua rivendita nelle farmacie prima ancora che in appositi locali pubblici.

    Anche in Europa però i Caffè si trasformarono in luoghi di avvenimenti sociali.
    Quelli londinesi furono i primi a offrire ai clienti i giornali che quindi attrassero gli intellettuali, gli studenti e i partecipanti alle discussioni di tutti i tipi e colori.
    I Caffè si trasformarono verso la fine del XVII secolo in attraenti punti d’analisi della società di allora. Come nel mondo arabo, le autorità si preoccuparono del fenomeno e valutarono negativamente il suo ruolo e la funzione esercitata tra la gente. Ne decretarono la chiusura e il mezzo migliore per ottenere il risultato desiderato fu la forte tassazione della bevanda nera. A differenza del tè, molto diffuso nelle colonie britanniche, il caffè fu messo sulla lista nera dei tributi. La richiesta diminuì, al contrario di quanto succedeva in Francia…

  • A Parigi
    A Parigi il caffè era osannato grazie all’ambasciatore turco Sulejman che organizzava per la nobiltà e gli importanti personaggi locali sontuosi ricevimenti nel corso dei quali la bevanda nera era al centro dell’attenzione.
    La popolazione se ne innamorò, ma non fino al punto da far fiorire il mercato. I primi tentativi di vendita diffusa non ottennero grande successo. Il fiorire della moda di sorseggiare il caffè esplode con l’apertura dei più eleganti locali parigini, dove la clientela si sentiva privilegiata.
    I francesi, amanti della vita gaia, si sentono così tuttora. Verso la fine del XVIII secolo il numero dei Caffè parigini sarebbe stato di 800, alla metà del XIX secolo addirittura 3.000. Chissà quanti ce ne sono oggi…

  • In Germania
    In Germania il primo Caffè fu aperto ad Amburgo per copiare gli inglesi. Nei primi decenni del XVIII secolo lo bevevano soltanto i ceti più abbienti nelle grandi città. Come in altre parti d’Europa, la situazione mutò negli anni successivi. Con il passare degli anni, nel XVIII secolo la bevanda nera diventò parte della vita quotidiana delle famiglie tedesche e quindi un’altra volta le autorità decisero di intervenire. Il motivo è noto: a causa del caffè diminuì il consumo della birra e quindi diminuirono anche gli introiti nelle casse dello Stato. I commercianti di caffè erano stranieri e quindi anche in Germania si pensò di tassare fortemente i chicchi verdi del caffè; inoltre delle vere e proprie spie della polizia circolavano per smascherare le torrefazioni clandestine.

    I tedeschi non sarebbero tali, se a causa degli alti prezzi del caffè non avessero scoperto una nuova ricetta per una bevanda cucinata con le radici tostate e macinate della cicoria – un (non) amabile sostituto del nobile caffè.

  • A Vienna
    Una storia a parte arriva invece da Vienna. Sull’arrivo del caffè in questo centro europeo ci informano perfino durante le lezioni di storia. Uno dei risultati della vittoria degli alleati europei contro gli assediatori turchi nel 1683 fu anche l’aumento del gradimento del caffè. Quando il principe polacco Jan Sobiesky con i suoi venti mila cavalieri avanzò contro le forze turche, queste furono prese dal panico, perché sulle schiene dei polacchi veleggiavano delle grandi ali di cigno, il loro talismano contro la cattiva sorte.
    Non abituati ad una tale scena i più numerosi guerrieri turchi sarebbero rimasti talmente sorpresi da battere in una ritirata disordinata e l’esercito europeo presso Vienna inaspettatamente vinse senza grandi scontri.

    Sul campo rimasero tutte le ricchezze che i turchi avevano portato al loro seguito: oro, tappeti, cammelli e naturalmente i sacchi colmi di strani chicchi neri – il caffè. Le leggende viennesi raccontano le cose più strane sulla sorte dei sacchi, di fatto però il bottino, rimasto dopo l’assedio turco di Vienna, è uno dei fondamenti della tradizione dei Caffè, conosciuti attualmente in Europa centrale.

L’aroma del commercio
L’Etiopia e l’odierna Eritrea vengono considerate patrie della pianta del caffè. Il mondo occidentale invece ha conosciuto la bevanda nera grazie ai viaggiatori che in un primo momento furono sorpresi da questa inusuale pianta sempreverde e ancor più dagli abitanti locali che durante il grande caldo del giorno sorseggiavano un liquido nero appena bollito e di strano gusto.
Fino alla fine del XVII secolo il commercio del caffè rimase monopolio dei commercianti musulmani che con i loro cammelli lo trasportavano dalle montagne dello Jemen verso il mare.
Dai porti marittimi il caffè viaggiava in lungo e in largo nell’impero ottomano e nei paesi europei.
I primi a portare le piante di caffè fuori dal mondo arabo sono stati gli olandesi sull’isola di Giava.
Le piantagioni si diffusero velocemente anche in altre loro colonie orientali. I tentativi di coltivare la pianta del caffè in Europa finirono miseramente in poco tempo.
Il commercio del caffè invece diventò – nonostante la grande contrarietà dei musulmani – molto importante per le potenze economiche europee.
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